Da Il Sole 24 Ore
Più forza ai creditori con il nuovo
fallimento
La recente riforma della legge fallimentare rappresenta il
punto di arrivo di un lungo e travagliato iter parlamentare
accompagnato da un vivace dibattito. Non è facile svolgere
considerazioni su una riforma così importante prima della sua
concreta applicazione. Le novità per il nostro sistema
necessitano di maturazione nell’approccio applicativo. Un dato,
però, si può evidenziare: la riforma esige un innalzamento dei
livelli di professionalità e un cambiamento significativo di
mentalità nella gestione del fallimento. Questo momento,
infatti, non è più una sanzione dell’imprenditore insolvente e
una mera aggressione esecutiva del suo patrimonio, quanto
piuttosto la gestione di una situazione patologica, quale è
l’insolvenza non sempre, però, riconducibile a fatti di cattiva
gestione imprenditoriale. L’insolvenza dell’imprenditore è
considerata dal legislatore espressione ultima del rischio di
impresa che, come tale, va trattata e gestita. E’ questo un
cambiamento di mentalità notevole che si percepisce su diversi
piani. Innanzitutto, la nuova versione del fallimento valorizza
i compiti gestionali del curatore che, da organo esecutivo,
diviene organo che gestisce la procedura per finalità
liquidatorie.
Vincenzo De Sensi, Il nuovo fallimento premia i creditori,
in Il Sole 24 Ore, 07/05/2006, pag. 17